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De Magistris in politica a fianco di Antonio Di Pietro

L’ex pm di Catanzaro Luigi De Magistris sceglie la politica e correrà per le prossime elezioni europee con l’Italia dei Valori. Lo ha annunciato oggi egli stesso. «Lo farò come indipendente, insieme ad altri esponenti della società civile», dice il magistrato che ha chiesto oggi al Csm l’aspettativa necessaria per potersi candidare.

Il via libera potrebbe arrivare a stretto giro di posta, forse già domani dal plenum del Csm. De Magistris, che è stato trasferito d’ufficio e dalle sue funzioni di pm dalla sezione disciplinare del Csm e che ora fa il giudice a Napoli, ha consegnato personalmente la sua domanda a Palazzo dei marescialli. Domanda su cui deve pronunciarsi in prima istanza la Quarta Commissione.

Voci su una sua candidatura alle europee circolavano da tempo. E in una recente intervista aveva detto di non poter escludere di scendere in politica: “Sono stato messo ingiustamente all’angolo, per non nuocere evidentemente. Continuano iniziative disciplinari assolutamente prive di fondamento e incredibili per certi aspetti, quindi io non escludo in questo momento nulla».

(Ansa)

De Magistris: In Calabria parte della magistratura collusa con la criminalità organizzata

«Una parte rilevante della magistratura calabrese non è affatto estranea al sistema criminale che gestisce affari di particolare rilevanza nella regione». La denuncia arriva da Luigi De Magistris, giudice del Riesame di Napoli, intervistato da Sky Tg24. «Sono dell’idea che se la magistratura avesse remato tutta da una stessa parte e se la legalità, alla quale ogni magistrato si dovrebbe attenere, rappresentasse un patrimonio vero di tutta la magistratura calabrese, non staremmo qui a discutere come mai in dieci anni non è cambiato proprio nulla» ha spiegato.

De Magistris (Ansa)
De Magistris (Ansa)

POTERI OCCULTI – «Senza una parte della magistratura collusa la criminalità organizzata sarebbe stata sconfitta – ha detto ancora l’ex pm -. E il collante in questo sistema sono i poteri occulti che gestiscono le istituzioni. Io stavo indagando su questo fronte e ritengo che uno dei motivi principali del fatto che io sia stato allontanato dalla Calabria risiede proprio in questi fatti». Sul suo trasferimento deciso dal Csm, De Magistris ha ribadito: «Quello che mi è accaduto è molto grave, è un messaggio negativo nei confronti di un territorio che doveva ricevere altri messaggi. Il Consiglio superiore della magistratura avrebbe dovuto dare un segnale positivo alla Calabria e starmi vicino». Per i prossimi tre anni De Magistris non potrà svolgere la funzione di pm.

Fonte: Corriere.it

De Magistris accusa: troppi magistrati collusi con la casta

Chiudera’ la porta del suo ufficio della Procura di Catanzaro martedi’ sera. L’ultimo giorno di lavoro, mai interrotto nonostante il vorticoso giro di polemiche, prima di trasferirsi mercoledi’ mattina a Napoli, sua nuova sede. Il sostituto procuratore al centro di polemiche infinite, Luigi De Magistris, lascia, dunque, il suo incarico calabrese, cosi’ come hanno deciso il Csm, la Cassazione e poi il ministero della Giustizia con il via libera al trasferimento. Si chiude un capitolo che ha segnato, in ogni modo, la giustizia catanzarese e nazionale, finita alla ribalta della cronaca giudiziaria con inchieste scottanti, ancora tutte da definire, che hanno coinvolto personaggi di spicco della politica, dell’imprenditoria, della magistratura.

Dall’allora presidente del Consiglio dei ministri, Romano Prodi, all’ex ministro della Giustizia, Clemente Mastella, passando per molti magistrati delle procure lucane. Da “Poseidone” a “Why not”, finendo proprio con l’inchiesta “Toghe lucane” che ha sconvolto la Basilicata, il sostituto procuratore De Magistris ha segnato le inchieste piu’ discusse, prima di finire nei provvedimenti disciplinari che ne hanno decretato il trasferimento.

In un’intervista all’AGI, De Magistris racconta quello che ha vissuto, proiettandosi nel suo nuovo incarico campano, nella citta’ in cui e’ nato e in cui la sua famiglia vanta antiche tradizioni in magistratura.

D. Dottore De Magistris, il ministro della Giustizia ha firmato il provvedimento e lei mercoledi’ lascera’ la Procura di Catanzaro. Si aspettava tutto quello che e’ successo intorno al suo lavoro?

R. “Credo di aver previsto quasi tutto e messo anche tutto, come si dice, penna su carta”.

D. Che fine faranno, secondo lei, le inchieste che ha avviato?

R. “E’ una domanda che non dovrebbe porre a me. Io sono molto soddisfatto del lavoro espletato in questi anni e per i risultati straordinari raggiunti”.

D. Lei ha piu’ volte avanzato sospetti e dubbi su boicottaggi nella sua attivita’.

R. “Piu’ che sospetti e dubbi ho certezze ed ho portato prove nelle sedi istituzionali preposte all’accertamento dei fatti. I boicottaggi, come lei li chiama, provengono tutti da ambienti istituzionali”.

D. Esistono veramente, in Calabria e in Italia, per quella che e’ la sua esperienza, i personaggi “intoccabili”?

R. “E’ quella parte della magistratura collusa, purtroppo non residuale in Calabria, che rende intoccabili taluni personaggi”.

D. Crede ancora nella giustizia e nella magistratura?

R. “Credo fermamente nella Giustizia, con la G maiuscola, per l’affermazione della quale ognuno deve lottare ogni giorno. Credo che all’interno della Magistratura vi siano tanti Magistrati che ogni giorno onorano la toga in modo esemplare, cosi’ come penso che vi sia una fetta rilevante dell’ordine giudiziario che ha cestinato i valori costituzionali per i quali ha prestato giuramento”.

D. Quando e’ esploso il caso De Magistris, con le sue inchieste piu’ dirompenti, in molti sono scesi in piazza per difenderla e sostenerla; oggi, a poche ore dal suo trasferimento, non sono state registrate manifestazioni simili o attestati di sostegno nei suoi confronti. Perche’?

R. “Quello che si doveva dire e’ stato detto, quello che si doveva fare penso sia stato fatto. E’ un anno e mezzo che si parla del mio caso. Ad un certo punto il popolo calabrese – al quale il Consiglio Superiore della Magistratura doveva, a mio avviso, inviare ben altri segnali – che gia’ di per se’ e’ storicamente rassegnato, ha preso atto che il mio allontanamento coatto era divenuto il prezzo, in qualche modo ineludibile, per il modo, costituzionalmente orientato, con cui ho esercitato le funzioni in Calabria: credo che anche gli alberi, che riempiono le bellissime foreste della Calabria, hanno compreso gli esatti termini della mia vicenda”.

Per chiedere la revisione del suo trasferimento serve qualcosa di nuovo e di eclatante. Potrebbero essere le novita’ che arrivano dalla Procura di Salerno che indaga su quanti avrebbero ostacolato le sue inchieste?

Fonte: agi.it

Intervista a De Magistris

Pubblichiamo di seguito una lunga intervista all’ex PM di Catanzaro De Magistris, pubblicata dal sito democrazialegalita.it:

Lei ha ricordato a Campi Bisenzio come Falcone e Borsellino abbiano influito nella sua scelta di voler essere magistrato. Che cosa pensa a sedici anni di distanza, quando i mandanti esterni non sono stati individuati, e l’ufficiale indagato per la scomparsa dell’agenda rossa di Paolo Borsellino chiede a sua volta di indagare sui servizi segreti?
Giovanni Falcone e Paolo Borsellino sono due magistrati esemplari ed hanno rappresentato un indiscusso punto di riferimento soprattutto per chi ha deciso di provare a superare il difficile concorso in magistratura agli inizi degli anni ’90. Nonostante i sedici anni trascorsi, penso che vi sia un filo conduttore, dal 1992 ad oggi, ma sono in pochi, all’interno delle Istituzioni, a volerlo seguire ed individuare.

Falcone e Borsellino da morti vengono pianti dal ceto politico quali esempi ammirevoli di magistrati silenziosi, alieni da qualsiasi rischio di “sovraesposizione mediatica”. Al contrario Paolo Borsellino ha rilasciato due giorni prima di Capaci e due mesi prima di via D’Amelio un’ intervista dirompente su mafia e politica caduta in un assordante silenzio. Oggi cosa è cambiato secondo Lei nel rapporto tra potere politico, magistrati “scomodi”, media?
Sostanzialmente non è cambiato nulla. Il potere politico ha ancora di più allargato, se possibile, la sua capacità di penetrazione, anche all’interno della magistratura e dei “media”. Vi sono ancora, però, magistrati e giornalisti liberi ed indipendenti che, quotidianamente, ossequiano, degnamente, la Costituzione Repubblicana, nata dalla Resistenza.

Lei insieme a Clementina Forleo è stato accusato di aver usato in modo improprio e disinvolto gli organi di informazione, accuse da cui è stato prosciolto anche in sede disciplinare; i detrattori storici di Mani Pulite e di Giancarlo Caselli contrappongono la compostezza delle vecchie “toghe rosse” al protagonismo televisivo delle nuove generazioni per attaccare voi, dopo aver delegittimato chi vi ha preceduto. E’ un’analisi che condivide?
Non saprei rispondere perché non mi riconosco nel quadro che vogliono dipingere nei miei confronti. Sono sempre stato un magistrato schivo e riservato. La “denuncia” pubblica, ad un certo punto, è stata necessaria e doverosa per i fatti inauditi che stavano accadendo in Calabria.

“Cattivo magistrato” per aver interpretato e vissuto una professione come una “missione”; è il ritornello costante che ha accompagnato le inchieste che si sono occupate degli intrecci tra politica, affari e associazioni criminali da Tangentopoli al processo Andreotti. Oggi viene fatto proprio in via pregiudiziale anche dal CSM. Come si può spiegare?
Quel termine missione è stato utilizzato, in modo effettivamente sconcertante, dal rappresentante del Procuratore Generale della Cassazione nel processo disciplinare. Evidentemente, non si vuole un Magistrato che metta troppo amore e passione in quello che fa. Del resto, il processo disciplinare nei miei confronti è la testimonianza oggettiva del solco – che appare allo stato incolmabile – tra una parte dei magistrati (che vogliono solo fare il loro lavoro nell’esclusivo interesse della Giustizia) e coloro i quali dovrebbero rappresentare l’organo di autogoverno della magistratura.

Nei capi di incolpazione, da cui poi è stato assolto, sono stati definiti “inammissibili sfoghi” del tenore “vogliono togliermi le inchieste”, “vogliono fermarmi” puntualissime realtà. La controriforma Castelli, sostanzialmente in vigore, che ha ampliato i poteri di intervento disciplinare del ministro della Giustizia e ha gerarchizzato le procure ha contribuito a determinare il suo isolamento e la successiva sottrazione delle inchieste?
Da umile magistrato, e non da mago, avevo previsto, punto per punto, l’esito della mia vicenda, esponendolo anche (ex ante) in sedi istituzionali. Non vi è dubbio che la controriforma dell’ordinamento giudiziario ha avuto un peso rilevante nella mia vicenda. Si vuole affermare il modello (sic) di magistrato, consolidatosi tra gli anni ‘20 e ’50 del secolo scorso, in un momento storico, tra l’altro, quello attuale, di degrado etico che non era riscontrabile in quel periodo. Sono anni che denuncio pubblicamente, in convegni, articoli e pubblicazioni, l’imperante gerarchizzazione e burocratizzazione degli Uffici di Procura: si sta smarrendo la valenza della magistratura quale potere diffuso, la concezione della libertà ed indipendenza (anche all’interno dell’ordine giudiziario) che deve valere per ogni magistrato (unita, ovviamente, alla responsabilità del suo agire).

Il 26 gennaio, al Quirinale per le consultazioni, Clemente Mastella ha detto tra l’altro: “Mi aspetto di essere di nuovo il ministro della Giustizia, nel prossimo Governo. Me lo aspetto come risarcimento”. Ad un mese dal voto “rinuncia” a candidarsi e verosimilmente non sarà ministro… Come cittadino quali requisiti minimi riterrebbe necessari per l’esercizio di tale ministero?
Essere una persona onesta (sarebbe già un successo).

Lo stesso giorno in uno striscione contro i coniugi Mastella affisso davanti al municipio di Ceppaloni appare la frase “Solidarietà a De Magistris e Forleo. Oggi è reato essere magistrato”. Dopo la ola parlamentare al ministro dimissionario, un segno molto concreto della lontananza dei cittadini dal “Palazzo” come era già avvenuto in Calabria?
Credo vi sia oggi un solco profondo tra una parte consistente del cd. paese reale ed i partiti e coloro i quali li rappresentano. Da questo punto di vista anche il segnale che il CSM ha dato sulla mia vicenda è devastante, come ha detto un mio amico una parte delle Istituzioni sta cercando di soffocare una creatura che si sta formando, che sta crescendo. La coscienza civile e la partecipazione democratica fanno paura al “manovratore”. Vi è sete di Politica, con la P maiuscola, non vi è antipolitica, come strumentalmente sostiene qualcuno. Speriamo che questo fossato sia presto colmato.

Nei programmi elettorali non si parla di giustizia, con l’eccezione significativa di Berlusconi che punta alla separazione delle carriere e alla sostanziale soppressione delle intercettazioni. Con l’ attuale stato della giustizia, i tempi dei processi dovuti agli interventi legislativi bipartisan degli ultimi dieci anni, le leggi ad personam in vigore, come si spiega questo silenzio?
Non ho visto, in concreto, in questi anni, alcuna differenza di comportamenti concreti sul tema della Giustizia, ad eccezione di qualche voce isolata che, alla fine, viene puntualmente emarginata. Penso che non si voglia una Giustizia efficiente, rapida e giusta, che realizzi, in primo luogo, l’art. 3 della Costituzione Repubblica: tutti sono uguali davanti alla legge.

Per qualche giorno si è parlato di “Liste pulite”; dando un’occhiata alle candidature soprattutto dalle parti UDC e PDL, ma non solo, viene in mente l’affermazione di Boemi sostituto procuratore a Reggio Calabria: “intanto dopo la prima sentenza di condanna diventi senatore, poi vediamo”. . .
Da napoletano mi sono sempre piaciute le sceneggiate…

Anche da una recente operazione calabrese “Onorata sanità”, emerge un quadro agghiacciante di collusione tra politica, cosche, affari, sanità, tanto che risulta impossibile tracciare un discrimine tra soggetti “politici” e soggetti appartenenti tout court alla criminalità organizzata. La Commissione Antimafia ha paragonato l’ ‘ndrangheta ad Al Queda per sottolinearne la pericolosità e la capillarità. E’ un accostamento utile?
Le analisi sulla ‘ndrangheta sono state fatte già da tempo, da più parti e da parte di più professionalità. L’accostamento che vorrei che si realizzasse, però, è quello tra le parole (troppe) ed i fatti (pochi). Allo stato, purtroppo, non vi è la volontà politica di affrontare i rapporti tra ‘ndrangheta e politica, istituzioni ed economia. Quei pochi magistrati che ancora si ostinano ad investigare sono sempre più isolati ed esposti e vengono puntualmente “colpiti”.

A Strasburgo, Lei aveva spiegato come in Calabria non ci sia sviluppo perché “i soggetti che determinano le modalità di attribuzione dei fondi europei sono gli stessi che ne beneficiano attraverso un sistema di ‘sodalizi criminali’ composti da politici, professionisti, uomini delle istituzioni.” Sta in questo meccanismo, evidenziato anche da Gioacchino Genchi nella relazione che gli ha valso la rimozione da consulente tecnico in Why Not, il superamento delle tangenti?
Le tangenti vi sono sempre, come vi erano nel periodo di “tangentopoli”. Cambiano le forme delle dazioni delle utilità quale prezzo della corruzione. Vi sono le consulenze, i progetti, l’ingresso nelle società, i finanziamenti, i posti di lavoro, le partecipazioni mobiliari ed immobiliari, le movimentazioni “mascherate” del denaro. E’ il controllo della spesa pubblica, indubbiamente, il punto di incontro tra i vari interessi criminali ed il momento di massimo condizionamento del corretto funzionamento delle Istituzioni e della stessa democrazia.

Lei ha deciso di lavorare in Calabria dove pochi magistrati ambiscono a rimanere e ha detto “se vogliono che me ne vada mi devono cacciare”. Se, come io Le auguro, Lei dovesse vincere il ricorso e potesse rimanere a Catanzaro, come vede oggi il suo lavoro futuro, nello stesso contesto istituzionale ed ambientale?
Preferisco non rispondere sino al momento della decisione della Corte di Cassazione sul mio ricorso.

Alla vigilia della decisione un autorevole membro del CSM aveva puntualmente pronosticato “Questo caso Mastella finirà per danneggiare De Magistris, ora vorranno dimostrare che sono capaci di attaccare l’ex ministro e contemporaneamente punire chi l’ha indagato”. Una specie di riconferma sono state le dichiarazioni del presidente dell’ANM, Simone Luerti. E’ andata pressappoco così? Può sintetizzare quali addebiti spiegherebbero una condanna tanto “esemplare”?
Le spiegazioni di quelle affermazioni andrebbero chieste a chi le ha pronunciate. Dal mio punto di vista, contribuirò, in tutte le sedi, a far comprendere diverse condotte tenute, anche da magistrati, sulla mia vicenda. La mia condanna, poi, si fonda, sostanzialmente, sul nulla. E’ una condanna “esemplare” e basta..

Lei ha giudicato “inaccettabile” ed “evidentemente ingiusta” la sentenza che la condanna al trasferimento ad altra sede e ad altre funzioni e ha dichiarato che il CSM, con questo provvedimento le ha risposto che non ci sono le condizioni per fare il magistrato in Calabria. Se le cose stanno così, è facile pensare che tale risposta non è indirizzata solo a lei…
La sentenza è indirizzata innanzitutto nei miei confronti, come dicono i penalisti è retributiva e special-preventiva (nel senso che debbo pagare ed “espiare” per quello che ho fatto e non lo devo fare più, mi devo “riabilitare”, da “birichino”, e mettermi sulla “retta via”) e, poi, è general-preventiva nei confronti degli altri magistrati (attenzione, cioè, a quello che fate…). Per quanto mi riguarda, è una condanna che non modificherà, di un millimetro, il mio modo di fare il magistrato. Sono anche convinto che un Giudice imparziale non potrà che annullare tale decisione, così profondamente ed intrinsecamente ingiusta.

Dalla procura generale di Catanzaro è arrivata la richiesta di archiviazione per il filone di Why Not che riguarda Mastella, su cui dovrà pronunciarsi il gip: un provvedimento annunciato?
Anche su questo credo di avere (ed avere già avuto prima ancora che fosse stata formalmente richiesta l’archiviazione) le idee chiare, ma non le posso certo riprodurre pubblicamente…

Loiero: “Non meritavo questo trattamento”

“Sono curioso di capire come sono state articolate le accuse nei miei confronti e mi secca molto il fatto di trovarmi, in prima pagina, in un contesto di illegalità. Ci sono cose dette sul mio conto sideralmente distanti dal mio operare”. In una intervista esclusiva all’Ansa,

Why Not: “La forma più autentica dello scambio di voti”

«Lui in più occasioni diceva: “Io sono potente, sono forte, perché io ad amici magistrati gli assumo persone che mi indicano, alcuni parenti, amici, forze dell’ordine, altrettanto, la politica poi non ne parliamo, tutta coperta e via dicendo, gli imprenditori altrettanto… ”».

De Magistris: Ecco la lettera delle dimissioni

Ecco la lettera con la quale il pm Luigi De Magistris si dimette dall’Associazione nazionale magistrati (come già aveva fatto la collega Ilda Boccassini due settimane fa), dopo la decisione del Csm di rimuoverlo dalla sede di Catanzaro e dall’ufficio di pm.

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