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Crotone, 15milioni per quantificare la contaminazione

Quindici milioni di euro per avere contezza di quantità, qualità e livelli di contaminazione. E’ l’entità del finanziamento stanziato dalla Regione Calabria per avere un quadro dell’emergenza Crotone. “Non si può pensare ad alcuna bonifica – ha detto l’assessore all’Ambiente della Regione Calabria, Silvio Greco incontrando i giornalisti – se prima non si ha una caratterizzazione di tutto il sistema. Bisogna avere dati certi su acqua, aria e mare e conoscere la migrazione degli inquinanti nelle reti trofiche marine e, quindi, nella catena alimentare”.

Per Greco “si deve sapere qual è il reale livello di rischio, capire, su un piano di sicurezza, se e dove andare a toccare, con particolare attenzione all’ecosistema marino su cui non si sa nulla”.

“Per l’intervento immediato – ha detto il direttore dell’Agenzia regionale di protezione ambientale (Arpacal), Vincenzo Mollace – sono stati attivati tutti i dipartimenti e i nostri laboratori mobili sono tutti sul posto. Allo stato – ha aggiunto – in base ai dati epidemiologici in nostro possesso non ci sono picchi acuti di malattie”.

(Ansa)

A Crotone si passeggia sui rifiuti tossici, sette indagati

A Crotone si passeggia sopra i rifiuti tossici. Nelle strade, nei parcheggi, nelle abitazioni, nei moli del porto, nelle opere pubbliche. E anche nei cortili delle scuole. Da anni. Quasi 350mila tonnellate di scorie provenienti dalla Pertusola Sud (lo stabilimento del gruppo Eni, in disuso dagli anni 90), metri cubi al veleno smaltiti in edilizia tra Crotone, Isola Capo Rizzuto e Cutro. Senza contare la zona industriale, altamente contaminata. Una gomorra calabrese “cresciuta alla luce del sole”. Sono 18 le aree sequestrate e sette gli indagati nell’ambito dell’operazione Black mountains, ordinata dal pm crotonese Pierpaolo Bruni. Tra gli stabili incriminati, ci sono anche una scuola elementare, una media e un istituto superiore.

A ricevere gli avvisi di garanzia sono stati Vincenzo Mano (legale rappresentante pro-tempore della Pertusola Sud, in disuso dalla fine degli anni 90), Giovanni Ciampà (impresa Ciampà), Paolo Girelli (impresa Bonatti, per reati minori); Alfredo Mungari (Costruzioni Leto) e i tre funzionari dell’Asl regionale Domenico Colosimo, Francesco Ruscio e Domenico Curcio.

Al centro dello scandalo lo stabilimento Pertusola Sud. Sostanze da avviare in discariche specializzate sarebbero state trattate come rifiuti recuperabili, e smistate in composti utilizzati nei cantieri. Un’indagine partita nove anni fa, dopo la denuncia di un imprenditore edile, Emilio Iuticone, che lamentava un trust tra la società Crotonscavi, la Ciampà e l’ex Pertusola Sud.

Le imprese edili avevano l’esclusiva sulle forniture di cic (conglomerato idraulico catalizzato) utilizzato per rilevati e sottofondi stradali, fornito a prezzi stracciati. In realtà si sarebbe trattato appunto di una miscela di scorie.

Mentre la Regione annuncia una task-force e l’Arpacal ha avviato un monitoraggio sull’area, mentre i magistrati fanno pool per andare a fondo nelle indagini, dalle istituzioni locali piovono dichiarazioni di guerra nei confronti dell’Eni. L’accusa è quella di sempre: politiche di aggressione al territorio e risorse depredate, come rileva il presidente della Provincia di Crotone, Sergio Iritale.

Fonte: liberainformazione.org

Scuole costruite sui veleni, sparito video con le prove

C’era anche un filmato, che è stato cancellato, a descrivere come avveniva lo smaltimento delle scorie tossiche della Pertusola utilizzate per costruire anche scuole pubbliche. Un giallo che apre nuovi interrogativi su un’indagine avviata nel 1999 e conclusasi solo da qualche giorno con sette avvisi di garanzia e un’ipotesi d’accusa sconvolgente: disastro ambientale. Qualcuno tra gli inquirenti del Nisa (Nucleo investigativo sanità e ambiente) sostiene che le videocassette fossero addirittura due, ma di una non si è trovata traccia negli archivi della procura. Di quella invece in mano al pm Pierpaolo Bruni, scorrendo le immagini si vede solo un quadro bianco.

Tutto cancellato. «Ho aperto un fascicolo sulla sparizione» dice Pierpaolo Bruni, titolare dell’inchiesta sullo smaltimento illegale delle scorie tossiche. In quel filmato realizzato nel 1999 dal Nisa (nucleo investigativo sanità e ambiente) c’era la prova di come gli operai delle imprese Crotonscavi e Ciampà miscelavano i rifiuti tossici che poi sotterravano nei cantieri.

L’attenzione degli uomini del Nisa si era soffermata su quel materiale scuro e granuloso, che nulla aveva a che fare con la malta cementizia.

Quella miscela di cubilot, scarto della Pertusola e loppa d’altoforno, proveniente dall’Ilva di Taranto, era invece una bomba ecologica perché conteneva magnesio, piombo, arsenico e cadmio. Sostanze simili sono state trovate dai periti della Procura nei 18 siti sequestrati (scuole, porto, ville e strade), tutte realizzate dalle due imprese finite sotto inchiesta.

In un primo momento si era pensato a una smagnetizzazione del video, però poi si è accertato che sopra quelle immagini qualcuno ne aveva registrate altre. Volutamente? E soprattutto, chi aveva l’interesse ad oscurare quelle prove? Il lungo periodo, nove anni, trascorso dall’inizio dell’inchiesta potrebbe aver danneggiato il video? Interrogativi che dovrà sciogliere l’indagine affidata alla squadra mobile.

Al giallo del video scomparso si aggiungono poi i dubbi sul perché questa indagine sia durata nove anni. L’ex procuratore capo di Crotone Franco Tricoli, insediatosi proprio nel 1999, e rimasto in carica fino a luglio scorso, dice di aver fatto tutto quello che era necessario fare.

«Avevo sollecitato lo smaltimento dei rifiuti e avevo informato delle scorie tossiche sia la Commissione antimafia sia la Prefettura. Non ho preso provvedimenti cautelativi, in questi anni, perché i periti non mi hanno prospettato l’esigenza di un pericolo imminente».

Diversa la valutazione del pm Pierpaolo Bruni. «Il primo atto che ho fatto è stato quello di chiedere al gip il sequestro delle aree a rischio. C’è il pericolo di una contaminazione qualora si smuovesse la terra sotto la quale sono state smaltite le scorie». Che potrebbero essere state riversate anche in mare, nella riserva protetta nelle acque antistanti Crotone.

Questo almeno hanno scritto in una relazione presentata nell’ottobre del 2007 al ministero dell’Ambiente gli esperti del consorzio nazionale interuniversitario. La documentazione è stata già richiesta dal pm Bruni.

Fonte: corriere.it

18 aree del crotonese sottoposte a sequestro

Diciotto aree nei territori di Crotone, Isola Capo Rizzuto e Cutro sono state sottoposte a sequestro preventivo su disposizione del Tribunale di Crotone. Nel provvedimento di sequestro preventivo si ipotizza che siano state utilizzate 350 mila tonnellate di scorie pericolose, in quanto contenenti arsenico, zinco, piombo, indio, germanio, mercurio, per realizzare, tra l’altro, i piazzali di due scuole pubbliche di Crotone, i parcheggi di attività commerciali e la pavimentazione di una delle banchine del porto. Sette persone, nell’ambito dell’inchiesta che ha portato al sequestro condotta dalla Procura della Repubblica, sono indagate per smaltimento illegale di rifiuti pericolosi e disastro ambientale.

Il sequestro è stato disposto dal gip, su richiesta della Procura, perché sulle 18 aree sarebbero stati realizzati lavori edili con l’impiego di materiali di scarto, pericolosi, secondo l’accusa, per l’incolumità pubblica, provenienti da lavorazioni realizzate in industrie crotonesi.

Ad eseguire il sequestro sono stati la Squadra mobile di Crotone e il Nucleo investigativo sanità e ambiente della Procura.

(Ansa)

Agguato a Rocca di Neto, ucciso Gaetano Benincasa

Un uomo è stato ucciso e un altro gravemente ferito in un agguato compiuto a Rocca di Neto, nel Crotonese. La vittima è Gaetano Benincasa, di 32 anni, di Rocca Di Neto, mentre il ferito è Tommaso Misiano, 49 anni, di Belvedere Spinello. I due, secondo una prima ricostruzione fatta dai carabinieri, si trovavano davanti ad un bar nella via principale del paese quando sono stati raggiunti da numerosi colpi di pistola.

Benincasa è morto sul colpo, mentre Misiano è stato soccorso e portato nell’ospedale di Crotone. Benincasa, secondo i primi accertamenti fatti dai carabinieri, era incensurato,  mentre Misiano è già noto alle forze dell’ordine. I due erano davanti ad un bar quando sono arrivati i sicari, forse a bordo di una moto, che hanno sparato numerosi colpi di pistola. Misiano, portato nell’ospedale di Crotone, dovra’ essere sottoposto a intervento chirurgico. Al momento gli investigatori non escludono alcuna ipotesi, anche se stanno valutando se l’agguato possa aver origine dallo scontro tra le cosche della zona per il controllo delle attività illecite.

Crotone, una statua in ricordo di Rino Gaetano

Sarà inaugurato sabato prossimo a Crotone, alla presenza del sindaco, Peppino Vallone, e del presidente della Provincia, Sergio Iritale, il nuovo spazio dedicato al cantautore Rino Gaetano. “Presso la piazzetta, che porta il nome dell’artista crotonese, nelle adiacenze della Lega navale – è detto in un comunicato – sarà sistemata la statua bronzea che lo raffigura e sarà scoperta una targa, a testimonianza dell’affetto che lega la città di Crotone al cantautore scomparso nel 1981 in seguito ad un incidente stradale”.

“L’assessorato ai lavori pubblici del Comune di Crotone, retto da Antonella Rizzo – prosegue il comunicato – su proposta del presidente del Consiglio comunale, Giancarlo Sitra, ha approntato il progetto per la sistemazione dell’area e la realizzazione del basamento sul quale sarà posizionata la statua, realizzata dal maestro Raffaele Malena su incarico dell’Amministrazione provinciale.

Rino Gaetano è raffigurato in cilindro, frac, jeans, scarpe da tennis e hukulele, esattamente come si presentò a Sanremo nel 1978?.

“Dopo la cerimonia – conclude la nota – a cui parteciperà anche Anna Gaetano, sorella di Rino, ci sarà il concerto della Rino Gaetano Band, della quale fanno parte Marco Morandi, figlio di Gianni, e il nipote di Rino Gaetano, Alessandro”.

(Ansa)

Monsignor Graziani: Sì alle impronte ai Rom

Una voce dissonante, nel coro di critiche all’ipotesi del ministro Maroni di identificare con impronte digitali i minori residenti nei campi Rom, che attualmente sfuggono a ogni possibilità di controllo. Le organizzazioni cattoliche,

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