Riceviamo e pubblichiamo l’intervento di Pino Oliverio, emigrato botricellese, sulla situazione politica di Botricello.
A mio avviso si è indugiato fin troppo nell’avviare la discussione sulla situazione politico amministrativa attuale e futura, avendo peraltro a disposizione le pagine di questo giornale, ma ero sicuro che appena vi fosse stato un intervento che avesse levato la stura, come poi è avvenuto con l’intervento di Massimo Ferro, altri ne sarebbero seguiti e a dimostrazione di ciò è giunto l’autorevole contributo di Paolino Camastra dapprima, successivamente quello di Agazio Sità ed Emanuele. Bene!
Premetto che la condizione di lontananza fisica non mi consente di conoscere nei dettagli posizionamenti, movimenti, aspetti particolari che stanno dentro alle strategie pre-elettorali che Massimo Ferro tenta di mettere in rilievo e che non intendo qui trattare.
Ho individuato nella lettera di Paolino Camastra tre questioni centrali da non sottovalutare.
La prima questione, della quale ne colgo il senso e condivido, che riguarda la situazione finanziaria, date le sue importanti esperienze di amministratore e di esperto di economia lo inducono ad affermare che la forte situazione debitoria dell’Ente suscita legittimo pessimismo. Tradotto dal politichese immagino che intenda dire questo: è necessario che i futuri amministratori pratichino una gestione finanziaria seria, efficientemente oculata e si eviti il rischio che atti amministrativi avventati e incompetenti spingano la comunità in un definitivo profondo baratro e non permettere più a nessuno l’assalto alla diligenza, nel senso della necessità di preservare l’Ente da qualsivoglia appetito affaristico di ogni natura e da inutili e dannose attese di occasioni occupazionale presso lo stesso Ente..
La seconda questione, la quale però non mi trova d’accordo, è il richiamo all’unitarietà di governo anche se ci aggiunge un “quasi”; francamente, avendo riletto più volte la frase non riesco a comprenderne il senso. Invito a ragionare attentamente su questo punto, se il senso è quello di adoperarsi per affrontare la competizione elettorale con un “listone di solidarietà civica”, ribadisco, per quello che può contare la mia opinione, non ne sono affatto d’accordo, poi spiegherò perchè. Diverso invece se il punto è quello di auspicare un clima disteso di collaborazione bipartisan sin dal giorno successivo allo spoglio elettorale, tra vincitori e sconfitti, questo si lo condivido ma, ahimè, viviamo in un epoca di maggioritarismo spinto, un’epoca di media-telecrazia in cui l’apologia delle fazioni contrapposte, orazi e curiazi, guelfi e ghibellini, bianchi e neri, inonda con virulenza e senza sosta tutti gli ambiti della nostra società.
Prima di affrontare l’ultima questione, mi preme approfondire le ragioni della mia contrarietà ad “un governo (quasi) unitario” per il quale si richiede in modo semplificativo di “accantonare interessi politici, personali e di Partito”, in nome di non so bene quale autonomia e indipendenza (da chi e da cosa?), ritengo che così facendo si rischierebbe di buttare l’acqua sporca con il bambino. A soffrirne sarebbe solo la politica con annesso il rischio di una deriva qualunquista di cui peraltro i segnali già si intravedono, e comunque rimarrebbero inevitabilmente indenni i soli interessi personali.
Essendo fermamente convinto, che per il progetto e la costruzione di una idea di società, sia la politica sia i partiti, nonchè l’associazionismo e i movimenti con tutte le loro specificità costituiscano, in quanto portatori di interessi generali, utili strumenti di democrazia, mentre il mero interesse personale rappresenta uno spregevole fine, antitetico rispetto a partiti e politica, movimenti.
È utile riflettere sulla crisi dei partiti, tutti, dei primi anni novanta, il venir meno della loro autorevolezza spinge, sino ai giorni nostri, la politica in termini di valori, ad un declino e non mi riferisco solo al quadro nazionale, sia chiaro. Proviamo ad esempio chiederci quali partiti e relativo bagaglio di valori, negli ultimi quindici anni, hanno governato Botricello. Forse più semplicemente rammentiamo gruppi, soggetti, amministratori i quali, escluse rare eccezioni, farei fatica ad associare ad un partito inteso come contenitore di idee e di interessi, o comunque, pur tenendo conto dell’evoluzione repentina degli stessi partiti, resta difficile individuarne una condivisione di principi ed idee. Ritengo pertanto che in questi anni non si sia fatto valere alcun interesse di partito, purtroppo, per cui in assenza di strumenti forti di democrazia e i partiti lo sono, è più semplice che prevalgano gli interessi personali. Spesso si è adoperato l’alibi della propria coscienza, che non è poca cosa intendiamoci, ma rispondere esclusivamente alla propria coscienza può non essere sufficiente, l’utoreferenzialità induce talvolta a configurare scelte moralmente indegne e anche quando non lo sono tale è il significato che se ne coglie. L’adesione ad una qualsiasi forma associativa la condivisione e il perseguimento dei fini mette al riparo sia il singolo da qualsivoglia giudizio e nel contempo offre alla collettività una trasparente possobilità di valutazione.
La politica, si sa, ti porta inevitabilmente a navigare in mare aperto e solo se si è provvisti di valori etici condivisi non si perde la rotta, anzi più semplicemente si approda alla politica della partecipazione attiva, dell’attivismo, del confronto, della trasparenza, degli ideali, delle belle bandiere, come si diceva un tempo, senza nostalgia ovviamente!
Il terzo e ultimo punto relativo l’Aventino dei giovani botricellesi, provo ad essere sintetico anche se da solo questo tema meriterebbe un discussione a parte. Concordo sul fatto che i giovani non debbano attendere, non è nella loro natura l’attesa, la lettera del giovane Emanuele solleva alcune questioni, tralascio il non ci importa della destra e della sinistra ma del bene del nostro paese, magari se il dibattito si svilupperà ulteriormente in seguito, mi piacerebbe tornare sul tema.
Emanuele lamenta scarsa attenzione degli amministratori relativamente alle politiche giovanili e accenna ad una guerra tra poveri, gli anziani da una parte e i giovani dall’altra, la bocciofila i campetti ecc.
Ora comprendo lo scoramento di un ragazzo di venti anni che vive a Botricello, non mi interessa se abbia più o meno ragione. Io e i miei amici con i quali condividevamo diversi interessi avevamo pressappoco l’età di Emanuele nei primi anni novanta e le discussioni erano accese e frequenti: il Muro di Berlino la fine dell’Unione Sovietica, tangentopoli, la ripercussione di tali eventi sulla realtà politica locale, anche allora si dibatteva di bisogni e aspirazioni dei giovani botricellesi, ma cosa ci è mancato dove abbiamo sbagliato?
Senza con questo voler minimamente dispensare consigli di cui, peraltro, i giovani in generale non necessitano, quando si tratta di impegno civile sociale politico, ma ritengo necessario condividere, rendere di pubblico dominio, gridare con forza, presentare con autorevolezza la soggettività dei giovani, le sue idee, le sue analisi, le ambizioni, i bisogni, i sogni… Come? Con tutte le forme che la fantasia dei giovani può mettere in campo!
Forza ragazzi, il futuro è ora! In bocca al lupo
Pino Oliverio