Una vittoria netta quella registrata a Botricello da Wanda Ferro nel ballottaggio per la corsa alla Provincia di Catanzaro. 1393 i consensi raccolti contro i 458 di Pierino Amato, candidato del centrosinistra. Affluenza intorno al 50%.
Una vittoria netta quella registrata a Botricello da Wanda Ferro nel ballottaggio per la corsa alla Provincia di Catanzaro. 1393 i consensi raccolti contro i 458 di Pierino Amato, candidato del centrosinistra. Affluenza intorno al 50%.
LA LINEA della libertà di voto, nell’Udc cittadino, pare proprio non coincidere con la neautralità dei suoi dirigenti rispetto alla competizione tra Wanda Ferro e Pierino Amato. Dopo la comunicazione ufficiale da parte del segretario regionale e candidato a presidente, Franco Talarico, di non schierarsi, nel partito catanzarese invece iniziano a venire allo scoperto le posizioni dei singoli e i primi orientamenti per il voto delle provinciali. Tanto da spingere lo stesso Talarico a chiarire che chiunque assuma iniziativa politiche a favore di qualche candidato sarà punito con l’espulsione dal partito: «L’Udc ha ottenuto un grande risultato elettorale in una posizione di autonomia rispetto ai due schieramenti – dice il segretario regionale – dobbiamo avere rispetto degli elettori che hanno dato fiducia al nostro progetto politico. Un patrimonio che non può essere svenduto e che non può prestarsi a mercanteggiamenti dell’ultima ora. Avevamo chiesto l’apparentamento non per qualche posto in più ma per avere il nostro simbolo sulla scheda elettorale, a difesa della nostra identità e della nostra coerenza».
Il primo a rompere l’unanimismo di facciata dei centristi, è stato Filippo Capellupo, ex assessore provinciale, lui stesso fondatore di un gruppo interno “Gli Amici” esplicitamente intenzionato a votare il Popolo delle libertà: «La decisione di dichiarare apertamente il sostegno al Partito delle libertà – dice oggi Capellupo – è una decisione maturata anche dalla consapevolezza che non è possibile da parte mia dimenticare i 9 anni di lavoro svolti a servizio della comunità da assessore della Provincia di una giunta di centrodestra. Già a poche ore dalla riunione del partito, personalmente ho inviato al segretario provinciale Vito Bordino e a quello comunale Rosario Colace, una mia nota: “Gli ultimi giorni hanno visto l’abbandono dal partito di dirigenti provinciali e comunali. Ti prego di profondere ogni utile e necessario sforzo per ricomporre al più presto un nuovo quadro politico ed istituzionale del partito”». E Bordino e Colace prontamente replicano all’iniziativa del collega di partito. «Si tratta – sostiene ad esempio il segretario provinciale – che l’iniziativa di Capellupo, rivolta alla creazione di un gruppo interno all’Udc, sia il segno della vivacità e del dinamismo dialettico di una forza politica che ha avuto modo di affermarsi e raccogliere successi e consensi sia alle elezioni politiche che a quelle amministrative. Mi attengo alla decisione del partito di non schierarsi espressamente con nessun candidato al ballottaggio, ma non posso – proprio in funzione di questa libertà di scelta – non osservare che l’orientamento prevalente all’interno del partito in questo momento è verso il centrodestra, coalizione con la quale abbiamo collaborato e governato fino a qualche mese fa. D’altro canto questo orientamento è emerso con chiarezza nel corso delle diverse e ripetute riunione degli organismi udc. Il mio augurio, piuttosto, è che chiusa la fase elettorale si possa aprire al più presto unanuova fase di dialogo e di relazioni con il Popolo delle libertà ».
E anche il segretario cittadino Rosario Colace non ha alcuna difficoltà ad ammettere che la libertà di voto per lui è da intendersi nel segno della convergenza sul candidato a presidente del centrodestra: «perché l’Udc ha sempre puntato e ribadito la sua alterità rispetto al centrosinistra, per cui non posso che accogliere positivamente l’iniziativa di Filippo Capellupo di formare all’interno del partito un movimento. Segno questo di vitalità e di confronto dialettico ». A tirare, infine, la volata aWanda Ferro è Emilio Verrengia, candidato alle provinciali e, dalla prima ora, tra i più forti sostenitori delle linea pro Pdl: «La linea politica del mio partito è più vicina al centro destra. Per una questione di coerenza non posso che ammettere di sentirmi vicino al progetto del Pdl- dice Verrengia- per questo motivo mi auguro che gli elettori dello scudocrociato, portatori di determinati valori e tradizioni, optino per la scelta più in sintonia col nostro programma ». Poco soddisfatto della scelta di non prendere alcuna posizione rispetto all’imminente ballottagio, Verrengia è, dunque, convinto di dover dare un’indicazione a quanti, dopo aver sbarrato il simbolo Udc nel primo turno, «dovranno ora fare uno sforzo finale recandosi nuovamente alle urne e votando Ferro il candidato presidente che non deluderà le aspettative dell’area centrista».
Fonte: Il Quotidiano della Calabria
«Scrivetelo con chiarezza: l’Udc dà ai propri elettori libertà di scelta. Non c’è alcuna indicazione di voto in vista del ballottaggio. E siamo pronti a prendere provvedimenti contro i dirigenti del partito che prendano posizione ufficiale, in un senso o nell’altro». Ha parlato forte e chiaro Franco Talarico, segretario regionale dello Scudocrociato, che da candidato per l’Udc alla presidenza della Provincia nelle elezioni del 13 e 14 aprile scorsi ha ottenuto l’11,42% dei consensi.
La conferenza stampa convocata ieri mattina dall’Udc è servita a fare il punto della situazione in vista del ballottaggio. E a «sgomberare il campo – ha precisato lo stesso Talarico – da equivoci e possibili strumentalizzazioni. Gli organi del partito – ha aggiunto il segretario regionale – hanno esaminato la situazione e preso una decisione unitaria. D’altra parte, non poteva essere altrimenti: avevamo chiesto al candidato presidente del Pdl l’apparentamento tecnico che non ci è stato concesso e, dopo aver consultato i nostri candidati e tutte le anime del partito, abbiamo preso la decisione in favore della libertà di voto».
Questione di coerenza, quella dell’Udc. Lo hanno ribadito ieri anche il segretario provinciale Vito Bordino e Giacomo Muraca, leader di una delle tre liste che al primo turno ha appoggiato Talarico. «Il nostro rapporto naturale – ha detto Bordino – è con il Pdl e per questo avevamo chiesto l’apparentamento. L’Udc è stata e sarà sempre alternativa alla sinistra. Senza apparentamento tecnico abbiamo deciso di non accettare nessun accordo politico con il Pdl ed allo stesso tempo di non dare nessuna indicazione esplicita di voto al nostro elettorato». Un concetto ripreso con durezza da Talarico: «Vogliamo ribadire che non siamo un partito di sinistra e per queste motivazioni avevamo chiesto al Pdl di inserire il nostro simbolo sulla scheda elettorale. L’atteggiamento del Pdl, però, è stato prevaricatore». Alla conferenza hanno preso parte anche i segretari cittadini dell’Udc di Catanzaro e Lamezia Terme, rispettivamente Rosario Colace e Massimo Sdanganelli.
Intanto, il consigliere provinciale dell’Udc Filippo Capellupo ha annunciato proprio ieri la nascita del gruppo “Gli Amici”. «Alla luce del buon risultato raggiunto durante le ultime competizioni elettorali, che consente all’Udc di esistere ancora nel panorama politico nazionale e locale con una sua identità – ha scritto Capellupo in una nota – ora arriva il momento delle scelte. Per queste ragioni nel partito si apre una fase necessaria di confronto dialettico che, come sempre, porterà a soluzioni costruttive e di crescita. All’interno dell’Udc nasce quindi il nuovo gruppo “Gli Amici”, che fa capo a Filippo Capellupo e sarà impegnato ad appoggiare il progetto politico del Pdl per la provincia di Catanzaro, ferme restando coerenza e linearità politica». In parole povere, Capellupo (il cui gruppo interno all’Udc ha ottenuto ieri anche il sostegno di Giovanni Maida) ha annunciato un appoggio ufficiale a Wanda Ferro, la candidata del Popolo della libertà al ballottaggio. «Non possiamo negare – aveva chiosato profeticamente in conferenza stamoa lo stesso Talarico – che qualcuno stia trattando a livello personale. Va bene: votino chi vogliono, costruiscano l’associazione che vogliono, ma lascino fuori il partito e il simbolo dell’Udc. Altrimenti saranno inevitabili deferimenti ai probi viri».
Il candidato alla presidenza della Provincia per il centrosinistra, Pietro Amato, incassa intanto il “gradimento” dei Comunisti italiani in vista del ballottaggio di domenica e lunedì prossimi. «La direzione provinciale del Pdci di Catanzaro, convocata e presieduta dal segretario regionale, Michelangelo Tripodi – recita una nota del Pdci – ha deciso di garantire il massimo appoggio a Pierino Amato, anche al fine di favorire lo sviluppo all’interno delle istituzioni provinciali di quel processo di rinnovamento che si sta mandando avanti, sia pur tra tante difficoltà, all’interno della regione». Il Pdci catanzarese, di conseguenza, invita tutti gli elettori che si riconoscono «nelle nostre idee ad appoggiare con convinzione, per il ballottaggio, il candidato Amato anche per dare un contributo forte per battere le destre». L’unico apparentamento ufficiale resta quello della “Lista Grandinetti” con lo stesso Amato.
Pausa di riflessione, infine, per i Socialisti Uniti: ieri si è riunito il gruppo dirigente per esaminare la situazione.
Fonte: Mycatanzaro.it
Elezioni provinciali: avevamo visto giusto (L´OPINIONE del numero di aprile) scrivendo che pur di portare Piero Amato sullo scranno presidenziale del Palazzo di Vetro, i suoi potenti amici dell´ ex Pdm si sarebbero mobilitati su tutto il fronte provinciale. Andando a scandagliare elettorato nel settore della sanità – come ha sostenuto la sua avversaria, Wanda Ferro – in virtú del fatto che Amato é presidente della Commissione Sanità della Regione e del fatto che la sua candidatura presidente dell´Amministrazione provinciale del capoluogo à sponsorizzata, piú che da Pd da tutto l´entourage del presidente Agazio Loiero che ha nella sua Giunta il fedelissimo Spaziante a capo della Sanità regionale. Ora nella delicata fase del ballottaggio come ´ sempre accaduto la partita si giocherà anche a furia di colpi bassi.
E l´incoerenza politica sarà la molla di maggiore spessore che farà scattare le motivazioni per gli apparentamenti. Ferro o Amato: uno dei due sarà il presidente. Per arrivare su quel “trono” servono i voti sparsi. Non farebbe una grinza che Commodori di Rifondazione Comunista desse indicazione di voto al suo elettorato a favore di Amato, del quale per inciso in campagna elettorale non á che si sia detto in assoluto convinto. Stesso discorso potrebbe valere per Francesco Caligiuri. Ovviamente il discorso vale sino a smentita, e prova contraria. Ma sarebbe un vero paradosso politico che l´UDC si schierasse nel ballottaggio a fianco di Amato e non della candidata del Pdl Wanda Ferro. Una tale collocazione dell´UDC farebbe scattare non poche considerazioni e qualche illazione. Considerazioni: a livello locale l´UDC si á posto sempre in opposizione al centrosinistra in tutte le istituzioni. A partire dalla Regione dove il suo gruppo consiliare ed il leader calabrese Mario Tassone ha addirittura chiesto lo scioglimento del Consiglio. Come si giustificherebbe ora un appoggio ad Amato? L´UDC sostiene d´essere portatore di valori cristiani e di rappresentare un punto di riferimento per i cattolici: come concilierebbe questa sua caratterizzazione con l´appartenenza ad una coalizione esasperatamente laica? Illazioni: si dice in giro – e non si sono lette smentite – che per le “politiche” il presidente Loiero e tutti i suoi fedelissimi ex Pdm abbiano dato indicazione di voto per l´UDC. Se fosse vero ora si spiegherebbe perché l´Udc si sentirebbe impegnato restituire il favore appoggiando il candidato Pd, Piero Amato la cui elezione sta tanto a cuore al presidente. Ma una cosa i politici spesso non mettono in conto: che nella cabina entrano gli elettori. Nel caso degli elettori UDC sarebbe bene che il partito desse libertà di voto senza indicazione alcuna. Perchè indicazioni pro l´una o l´altro lascerebbero presupporre che sono in ballo promesse di posti di potere.
Fonte: l’Opinione
CHI vince e chi perde. I prossimi quindici giorni ruoteranno intorno a questo dilemma. L’intera giornata di ieri è stato un susseguirsi di numeri. Calcolatrici alla mano, nelle segreterie politiche, gli esponenti di partito hanno avviato la conta per capire chi, come e quando rientrerà a palazzo di Vetro. Molti gli uscenti riconfermati. Tanti quelli che, in questi giorni, aspetteranno l’esito del voto con trepidazione. Dalla vittoria del loro candidato dipenderà il loro ingresso in Consiglio provinciale. Ma, andiamo con ordine. I consiglieri uscenti, che certamente, dovranno considerare finita la loro esperienza a palazzo di Vetro – quanto meno per i prossimi cinque anni – sono Gaetano Stagno (ex Udeur, oggi Mpa), Tommaso LaPorta (ex Udc oggi Pdl), Giacomo Muraca (Udc), Palmiro Russo (ex Margherita, oggi Pd), Francesco Zaccone (ex Margherita, oggi Pd), Palmiro Russo (ex Margherita, oggi Pd), Salvatore Berlingò (ex Margherita, oggi Mpa), Mario Caligiuri (ex FI, oggi Pdl) e Salvatore Mastroianni (Pri). Restano nel limbo fino al 28 aprile, Pasqualino Ruberto (Pdl), Roberto Costanzo (Pdl), Vittorio Cosentino (Pdl), Santo Sestito (Pdl). Sono loro ad occupare i posti “caldi” nella lista degli eletti.
Il loro ingresso a palazzo di Vetro sarà certo solamente se il Pdl vincerà. In ogni caso scaleranno nella “graduatoria”, nel caso in cui tra i primi cinque eletti ci dovessero essere i futuri assessori della giunta Ferro. Un’ipotesi che fa dormire sonni tranquilli all’uscente Nicola Armignacca, che potrebbe entrare in Consiglio nel caso in cui, tra i primi cinque eletti del Pdl, ci dovesse essere anche un solo assessore. Nel limbo anche Michelangelo Ciurleo. Anche per l’ex sindaco di Botricello, la permanenza, a palazzo di Vetro, dipenderà dalla vittoria del Pdl. Hanno, invece, già festeggiato, gli uscenti riconfermati alle urne. Si tratta del capogruppo dei Ds, Enzo Bruno, del sindaco di Davoli, Cosimo Femia, degli uscenti, Franco Longo, Peppino Ruberto, Giuseppe Maida, Nicola Montepaone, Michele Rosato ed Emilio Verrengia, Gianpaolo Bevilacqua e Tommaso Brutto. Questi i consiglieri comunali riconfermati a palazzo di Vetro. Adesso, in attesa di conoscere il nome del vincitore del secondo turno, non resta altro che ipotizzare chi tra gli eletti potrà occupare un posto in giunta. C’è chi spera che i voti ottenuti possano essere il passpartout per accedere all’esecutivo. Così facendo chi, tra gli eletti, non occupa – al momento – un posto utile potrà arrivare direttamente in Consiglio. Per quanto riguarda, invece, i più votati di entrambe le coalizioni, i nomi sono quelli di Peppino Ruberto con il 36.073 per cento, Massimo Rattà con il 27.478 per cento, Gianpaolo Bevilac qua con il 34.195 per cento, Sergio Costanzo con il 31.703 per cento, Riccardo Bruno con il 24.315 per cento ed Enzo Bruno con il 31.485 per cento. Due le new entry di Pd e Pdl che, certamente debuttano in Consiglio provinciale. Si tratta del sindaco di Montepaone, Massimo Rattà e dell’assesore al Comune di Borgia, Riccardo Bruno. Questa la geografia politica che si va a delineare per il nuovo Consiglio provinciale. Resta da capire quali candidati eletti completeranno la pianta organica dell’aula consiliare. Se vincerà la Ferro, il Pdl avrà nove consiglieri. Se vincerà il Pd, ne avrà sei. Viceversa se la spunterà Amato, il Pd ne avrà sei. In caso contrario solo cinque.
Fonte: Il Quotidiano della Calabria
ALTRE DUE settimane di passione. Tanto durerà il prolungamento della campagna elettorale, determinato dalla necessità di un ballottaggio tra i due candidati alla presidenza che hanno ottenuto le più alte percentuale di voti: Wanda Ferro per il Pdl e Pietro Amato per il Pd. L’elezione dell’una o dell’altro è la discriminante che permetterà l’assegnazione degli ultimi sei seggi all’interno del Consiglio provinciale. Nella giornata di ieri, dopo un martedì trascorso con gli occhi incollati al sito del ministero dell’interno per consultare i dati disponibili in tempo reale dalla Prefettura e le orecchie tese ad ascoltare le notizie che i rappresentanti di lista divulgavano seguendo in diretta lo spoglio, i candidati hanno cominciato ad incrociare dati e a fare ipotesi.
E se per ventiquattro fortunati, l’agonia si è chiusa rapidamente, gli altri devono aspettare il responso della seconda tornata elettorale. Il criterio di assegnazione dei seggi nel Consiglio, tuttavia, è certo e ha permesso la creazione di diversi schemi, che tengono conto della vittoria dell’uno o dell’altro candidato nel ballottaggio, ed anche di eventuali apparentamenti. Così, è stato calcolato che, in caso di affermazione di Wanda Ferro, al Popolo delle libertà andrebbero almeno altri tre consiglieri, ovvero: l’assessore uscente Pasqualino Ruberto, l’ex assessore comunale Vittorio Cosentino e l’ex capogruppo di Alleanza nazionale Roberto Costanzo. Un altro posto verrebbe conquistato dal Movimento per l’autonomia, tramite l’ex sindaco di Botricello Michelangelo Ciurleo, e lo stesso accadrebbe per il Nuovo Psi, che potrebbe fare spazio all’ex consigliere comunale Franco Conidi. Al contrario andrebbero le cose se ad aggiudicarsi il ballottaggio del 27 e 28 aprile fosse Pietro Amato. Il suo trionfo porterebbe dentro palazzo di vetro anche Gigi Puccio, ex sindaco di Tiriolo e consigliere uscente, Gregorio Buccolieri e Antonio Mercurio per il Partito Democratico Inoltre l’ex primo cittadino di Platania Pietro Putame per i Popolari democratici e il sindaco di San Sostene Luigi Aloisio per Italia dei valori. Anche l’Unione di centro potrebbe essere premiata in seguito al ballottaggio, dopo il quale potrebbe diventare consigliere comunale anche Domenico Greco. Il destino di quest’ultimo, ma anche di altri candidati, dipende molto dagli eventuali accordi e apparentamenti che potranno essere stipulati in vista del voto. Rispetto a tali possibilità non ci sono ancora idee molto chiare ma è certo che le riunioni all’interno dei partiti, con particolare riferimento all’Udc, inizieranno già da oggi con l’obiettivo di individuare una linea politico che trasformi l’appoggio ad uno dei due candidati in un percorso ben preciso. Senza dimenticare che la formazione che, alla fine, siederà nell’aula consiliare di palazzo di vetro per i prossimi cinque anni, si formerà anche in base ad altri eventuali movimenti. Il primo passo da compiere dopo il ballottaggio sarà, infatti, la creazione della giunta, che inaugurerà un altro ciclo di riunioni fiume e lunghi confronti. Dal centrosinistra, stando ad alcune indiscrezioni, verrebbero già indicazioni ben precise, che vogliono in giunta persone elette. Se così fosse, naturalmente, si creerebbero altri vuoti, che andrebbero ad essere riempiti con i nomi dei candidati che compongono la lista dei primi non eletti. Naturalmente, per conoscere tali, ulteriori, dettagli, bisognerà aspettare la fine di aprile.
Fonte: Il Quotidiano della Calabria
VENTIQUATTRO aspiranti consiglieri provinciali hanno tirato un sospiro di sollievo nella notte tra martedì e mercoledì. Nonostante il testa a testa tra Wanda Ferro e Pietro Amato si tradurrà in un ballottaggio che il 28 aprile decreterà il nome del presidente, la conquista del seggio per la maggior parte dei candidati è ormai cosa fatta. Il criterio di ripartizione delle trenta poltrone, infatti, è matematico ed ha consentito ad alcune persone di fare quattro conti ed avere la certezza di essere entrati a palazzo di vetro. Ventiquattro sono i seggi già asegnati e ripartiti in base al peso elettorale che ciascuna lista ha dimostrato di poter esprimere. Sei posti (compreso il presidente) andranno, infatti, al Pdl ed altrettanti al Pd. Il primo schiera gli uscenti Peppino Ruberto, Tommaso Brutto, Giampaolo Bevilacqua, e Nicola Montepaone, nonchè il sindaco di Montepaone Massimo Rattà. Restando alle liste che hanno sostenuto la candidatura della Ferro: il Movimento per l’autonomia conquista due seggi, che andranno al consigliere comunale eletto con l’Udeur Sergio Costanzo e all’ex collega Ivan Cardamone.
Il Nuovo Psi, invece, entra in Consiglio grazie a Salvatore Garito, eletto nel collegio di Chiaravalle, I Popolari europei, lista voluta dall’ex sottosegretario Pino Galati, faranno sentire la loro presenza tramite il consigliere provinciale uscente, Michele Rosato. Stessa storia vale per le liste che hanno inseguito l’obiettivo di far vincere Pietro Amato. Il Partito democratico entra nell’assise con i veterani della Provincia Enzo Bruno e Pino Maida, già sindaci di Vallefiorita e di Chiaravalle, inoltre i primi cittadini di Davoli e Santa Caterina, Cosimo Femia e Pino Leto, e Riccardo Bruno eletto nel collegio di Borgia. I Popolari democratici hanno eletto, invece, un politico navigato come Leo Pisano e un giovane consigliere circoscrizionale come Lanfranco Nisticò. I Socialisti di Boselli si faranno rappresentare dall’ex sindaco di Girifalco, Mario Deonofrio, e Provincia D’amare da Gennaro Trapuzzano, consigliere comunale di Gizzeria. Infine, Italia dei valori sarà rappresentata dal consigliere provinciale uscente Franco Longo. A loro si aggiungono i due candidati alla presidenza non eletti, le cui liste hanno superato il quorum del 3%, ovvero Franco Talarico per l’Udc e Pino Commodari per Sinistra Arcobaleno. Lo scudocrociato, inoltre, data la conquista di una percentuale di voti che si attesta intorno all’11%, si è assicurato fin d’ora la presenza di almeno un altro consigliere, ovvero l’uscente Emilio Verrengia, già assessore comunale alla Sicurezza. Per loro le elezioni sono finite il 15 aprile.
Fonte: Il Quotidiano della Calabria