Articoli relativi a: Comprensorio


Unione dei comuni, il documento dell’incontro

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A margine dell’incontro dal titolo: “Unione dei comuni: il futuro del comprensorio” promosso dall’associazione locale dei “Lions Club” del distretto Medio Jonio Botricello, Cropani e Sellia Marina tenutosi Giovedì 20 ottobre scorso presso la sala convegni di Botricello, è stato redatto un documento riassuntivo che proponiamo di seguito:

Botricello, un dibattito sull’unione dei comuni

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Giovedì 20 ottobre prossimo si svolgerà, presso i locali della Sala Convegni di Botricello, un dibattito dal titolo: “Unione dei comuni: il futuro del comprensorio”. L’incontro è promosso dall’associazione locale dei “Lions Club” del distretto Medio Jonio Botricello, Cropani e Sellia Marina.

IL PD sollecita la conclusione dei lavori della strada “Cropani-Sersale”

COMUNICATO STAMPA

Il gruppo Consiliare del PD della Provincia di Catanzaro unitamente ai Consiglieri Comunali del centrosinistra al Comune di Sersale, ha incontrato nella sede dell’Ente il Direttore dei Lavori di costruzione della strada provinciale “Sersale-Cropani”

Rock a Sud Vol. 3: Iscrizioni aperte

Sono aperte le iscrizioni a ROCK A SUD vol.3, concorso musicale per band emergenti.
L’iscrizione è gratuita.
Il concorso prevede due fasi, la selezione e la finale.

Politica, Paolino Camastra: “Manovra correttiva? E’ la solita casta!”

La recente manovra correttiva, così come è stata concepita, colpirà, come al solito, le classi più deboli ed i già disastrati enti locali, quelli del Sud in particolare. I Comuni sono sull’orlo del fallimento, i sindaci devono lavorare d’ingegno per tentare la quadra dei conti. I cittadini, già ampiamente tartassati, saranno chiamati, per spirito di responsabilità e nell’interesse supremo della Nazione, a sopportare enormi sacrifici. Un gesto di civico dovere e da compiere stoicamente se, però, fosse equamente distribuito. La gente infatti si chiede: i precari vengono definiti “la peggiore Italia”; i pensionati fanno i salti mortali per sbarcare il lunario; il trenta per cento dei giovani soffre la disoccupazione; le piccole imprese e le attività produttive in genere, languono; Bossi, per offrire uno specchietto per le allodole, oltre al mantenimento delle province ed altre richieste risibili, vuole aumentare la spesa improduttiva pubblica con fantomatici Ministeri al Nord; il Sud è sempre di più emarginato; e la nostra magnifica Casta politica?

I nostri “onorevoli” deputati ed i senatori, quasi 1.000, percepiscono circa 20.000,00 euro al mese, oltre ad altre tantissime agevolazioni. Per moltissimi di loro il lavoro consiste nel “faticoso ed usurante” movimento di pigiare un bottone per votare. Idem vale per la miriade dei consiglieri regionali. Una casta che ci costa molto cara, quindi il comune cittadino si chiede: perché un pensionato deve vivere con 600 euro al mese ed uno Scilipoti deve percepire 33 volte di più? Perché un deputato o senatore, deve percepire in un mese quanto un insegnante o un metalmeccanico in un anno? Che senso ha la momentanea sospensione dell’indennità ai ministri quando rimane tutta intera quella lautissima da parlamentare? Perché addirittura, in questo tremendo periodo di crisi, (per come riportato sull’Espresso di qualche settimana fa), è stato di recente approvato all’unanimità un aumento di stipendio di € 1.350,00 ? (unico punto di totale tacito accordo); inoltre la mozione è stata camuffata in modo tale da non risultare nei verbali ufficiali.
La politica, se vuole riacquistare la fiducia dei cittadini, oltre ad eliminare il titolo di onorevole per riscoprire valori e principi che si chiamano onestà, coerenza e solidarietà, dovrebbe dare il buon esempio dimezzando il numero e le indennità di parlamentari e di consiglieri regionali. Se un pensionato può vivere con 600 euro al mese, ad un normale peones 10.000 euro dovrebbero essere più che sufficienti. Infine i Partiti non dovrebbero riscuoter il triplo del rimborso spettante. Tutto ciò equivarrebbe ad una finanziaria a costo zero per i comuni mortali e sarebbe un magnifico esempio di amor patrio: ma non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire.

Paolo Camastra
(già sindaco di Botricello)

Sulle barriere architettoniche di Lamezia nessuna risposta

RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO

Alcuni mesi fa ho rivolto un appello al Presidente della Regione e della Provincia di Catanzaro affinché si facessero promotori per l’abbattimento delle barriere architettoniche della Stazione Ferroviaria di Lamezia Terme, sollecitando la costruzione di apposite rampe di accesso di idonea pendenza. Convinto che una mia missiva alla F.S. sarebbe stata una voce nel deserto, avevo chiesto, data la loro alta carica istituzionale, un autorevole intervento. Lettera inviata per conoscenza, tramite fax, anche alle F.S. di Reggio Calabria.

Purtroppo sono stato buon profeta; infatti, ad oggi, nessun cenno di risposta e/o di interessamento.

La stazione ferroviaria di Lamezia Terme, per la sua centralità, è la più importante della Calabria. Lì, deve scendere chi proviene dalla Sicilia, dal Centro o dal Nord Italia. Da lì, bisogna necessariamente partire per recarsi in Sicilia, al Centro o al Nord Italia. E’ frequentatissima; si registra un pullulare di viaggiatori, particolarmente nei mesi estivi ed in questo periodo natalizio. Il problema evidenziato non si riferiva ai ritardi o al fatto che, nonostante il rincaro dei biglietti, le F.S. stanno abolendo diversi treni interregionali, allontanandoci così ancora di più al resto del mondo. Cosa che dovrebbe far pensare i nostri politici.
Mi ero permesso soltanto di segnalare un disagio grandissimo vissuto dalle categorie più deboli e dai semplici cittadini. Un inconveniente certamente sconosciuto da chi non utilizza il treno, perché viaggia sempre in aereo ed a costo zero.

Il problema sollevato riguarda le barriere architettoniche e la loro rimozione. La gente si chiede come è possibile che nel 2010, quasi 2011, in una stazione così importante, un disabile, una persona anziana o una persona in precarie condizione fisiche, magari per un volgare mal di schiena, per recarsi ai binari di partenza o, all’arrivo dei treni, uscire dalla stazione, deve percorrere due rampe di scale con i pesanti bagagli a mano. Un piccolo problema per le casse F.S., ma un grave handicap per i viaggiatori. Le proteste della gente sono tante e vibrate, ma inascoltate. Personalmente, considerato che la mia lettera era stata pubblicata dai quotidiani regionali, ho ricevuto e ricevo numerose telefonate di semplici cittadini che soffrono il problema e che si augurano venga risolto.
Sicuro del loro interessamento, ho riformulato l’appello con una lettera aperta ai sindaci di Lamezia e di Catanzaro chiedendo, all’on. Olivo ed al prof. Speranza, un intervento forte e fattivo presso le F.S. per la soluzione del problema segnalato. Mi auguro, anzi sono fiducioso, che questa volta ci sarà miglior esito.

Paolo Camastra
già assessore provinciale

La stazione di Lamezia e le barriere architettoniche

La stazione ferroviaria di Lamezia Terme, per la sua centralità, è la più importante della Calabria.
Viene utilizzata dall’intera provincia di Catanzaro. Lì, deve scendere chi proviene dalla Sicilia, dal Centro o dal Nord Italia. Da lì, bisogna necessariamente partire per recarsi in Sicilia, al Centro o al Nord Italia. E’ frequentatissima; il traffico è intenso specie per i treni interregionali.
Intendo segnalare un piccolo inconveniente, che rappresenta un grosso problema, un disagio grandissimo per le categorie più deboli. Non mi riferisco ai ritardi dei treni o alle carrozze da terzo mondo che vengono utilizzate dal centro Italia verso il Sud, non mi riferisco alla sporcizia sui treni I.C. oppure alla pessima condizione dei servizi igienici . Il problema che intendo sollevare e che mi auguro venga risolto al più presto, riguarda le barriere architettoniche e la loro rimozione. Mi sembra così strano che nel 2010 ancora per la stazione di Lamezia non si sia provveduto, anche se in materia la normativa è ricca ed i contributi che si possono utilizzare tanti.
Voglio provocatoriamente ricordare che la legge: a) definisce barriera architettonica qualunque elemento costruttivo che impedisca, limiti o renda difficoltosi gli spostamenti o la fruizione di servizi, specialmente di persone con limitata capacità motoria; b) che i percorsi devono essere scevri da scalini per renderli accessibili, cioè per dare la possibilità alle suddette persone di raggiungere il luogo di destinazione in condizioni di adeguata sicurezza e autonomia.
Mi chiedo come è possibile che nel 2010, in una stazione ferroviaria così importante, un disabile, una persona sulla sedie a rotelle, una persona anziana o una persona temporaneamente non in buone condizione fisiche motorie, magari per un volgare mal di schiena, per recarsi ai treni o, all’arrivo, uscire dalla stazione, deve percorrere con i bagagli a mano, due rampe di scale, sia in salita che in discesa. Spesso il bagaglio, pur se pesante, per fortuna viene alleggerito dall’uso diffuso dei trolley, ma le ruote non servono quando, tra mille difficoltà, si devono scendere o salire numerosi gradini. Dante avrebbe certamente scritto: come è duro lo scendere e salir per l’altrui scale; come sa di sale il costo del biglietto.
Viaggio spesso e quasi sempre assisto alla vista di persone che, in gravissimo disagio per il trasposto del proprio bagaglio a mano, elevano giuste, vibrate, ma inascoltate proteste. Un piccolo problema per le casse F.S., ma un grave handicap per i viaggiatori, un’offesa per i disabili, che si può risolvere con un minimo di umanitario interesse verso le classi più deboli. Nella fattispecie, più che ai costi, tra l’altro minimi, si deve pensare ai benefici; bisogna ricordarsi che in ogni utente c’è una persona e che la gente del Sud non è figlia di un Dio minore.
La mia potrebbe essere una voce nel deserto, perciò rivolgo un vivo appello ai Presidenti in indirizzo affinché, forti della loro carica istituzionale, si facciano promotori attivi per l’abbattimento delle barriere architettoniche della Stazione Ferroviaria di Lamezia Terme, con la costruzione di apposite rampe di accesso di idonea pendenza.

Paolino Camastra – già assessore provinciale

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