domenica , 31 agosto 2014
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Cropani, 8 arresti per usura

“Ti brucio vivo se parli!”. Questo il tenore delle minacce e delle pressioni psicologiche che ha subito, l’imprenditore catanzarese vittima di usura protagonista dell’operazione “Breccia”.
8 soggetti arrestati con l’accusa di usura ed estorsione, aggravata, per alcuni, dalla metodologia mafiosa. Giuseppe Tropea, Salvatore Macrì, Renzo Tropea, Carmine Tropea, Domenico Esposito, Rosetta Esposito, Vincenzo Talarico e Antonio Talarico, tutti raggiunti da ordinanza di custodia cautelare in carcere.

Una vittima tanti carnefici, anzi “autentici animali”, come vengono definiti dal questore Guido Marino durante la conferenza stampa, tenuta stamattina in Questura a Catanzaro, alla quale hanno preso parte anche il procuratore Vincenzo Lombardo, il responsabile della Squadra Mobile Rodolfo Ruperti e il procuratore Giovanni Bombardieri . L’imprenditore, Pietro Ciambrone, nonostante vivesse ad un’ora di distanza dagli usurai, era stato anche violentemente percosso davanti alla moglie ed ai figli.

La vicenda è complessa e vede due gruppi usurari distinti, agire in periodi differenti. L’imprenditore, infatti, si rivolge al primo gruppo, costituito dai Tropea e gli Esposito, per ottenere un prestito di 10 mila euro. A suggerirgli di rivolgersi ai Torpea, proprio uno degli Esposito, suo socio, nell’attività di ristorazione che grazie al prestito, poi, riesce ad aprire in un villaggio di Cropani Marina.

Da quel giorno inizia il calvario. Nonostante la restituzione del prestito con il tasso usurario del 180%, iniziano, da parte dei Tropea, le minacce volte ad ottenere favori illeciti. L’imprenditore, infatti, malgrado il momento di crisi economica, non versava in condizioni critiche e poteva ancora essere utile agli scopi degli usurai. Proprio questa situazione lo porta a rivolgersi al secondo gruppo di usurai, costituito da Macrì e dai Talarico, per il quale è stata supposta la contiguità con il clan Trapasso di San Leonardo di Cutro, che veniva evocato per intimidire la vittima, e per i quali è stata chiesta ed ottenuta l’aggravante della metodologia mafiosa.

Stessa aggravante, però, anche per Giuseppe Tropea, già arrestato in passato per lo stesso reato e all’epoca dei fatti agli arresti domiciliari in Lombardia, a Milano. Tropea, dalla sua abitazione meneghina, gestiva l’attività usuraria calabrese, dando disposizioni attraverso i nuovi metodi di comunicazione via web, grazie a Skype.
La risoluzione della vicenda oggi, dopo la denuncia dell’imprenditore, avvenuta il 15 Maggio. Stanco, infatti di subire pressioni psicologiche, violenze fisiche e minacce legate anche alla sua famiglia, l’imprenditore decide di parlare e di rivolgersi alle forze dell’ordine. La Squadra Mobile, supportata dalla Procura distrettuale e coordinata dal procuratore Vincenzo Capomolla, è riuscita, grazie ad una serrata attività di indagine, a risolvere la situazione in pochissimi giorni, giungendo all’arresto di questa mattina.

Oltre alla documentazione, rinvenuta non nell’abitazione principale di Tropea ma in una villetta nella quale risiedeva all’interno di un villaggio con un sofisticato sistema di videosorveglianza sottoposto a sequestro, la perquisizione ha consentito di reperire diverse armi, droga e bilancino.
“Quel che conta – ha sottolineato il procuratore Lombardo – è la celerità dell’operazione, che ha consentito di tutelare immediatamente la vittima”. “Breccia”, che non si riferisce solo a quella aperta oggi, ma ad un reale auspicio nei confronti di questo reato. L’operazione, infatti, potrebbe essere, come è stato chiaramente sottolineato in conferenza, solo il primo risvolto di un’indagine più complessa.

Una realtà, quella dell’usura, che proprio nei momenti di crisi riesce a far presa su imprenditori e commercianti in difficoltà e che in calabria è fortemente sommersa per il timore che le vittime hanno di parlare. Uno degli usurai arrestati questa mattina, infatti, è stato a sua volta vittima di usura prima di iniziare a commettere lo stesso reato.
“L’importante – ha aggiunto il questore Marino – è che si parli con le Forze dell’Ordine, le uniche in grado di dare una chiara risposta a questi vili reati. Mi preme sottolineare che l’imprenditore che ha denunciato ha compiuto un atto che dovrebbe essere considerato normale e che tutti dovrebbero compiere. È nella normalità che si contrastano queste realtà”.

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