SEI MESI. Un lasso di tempo infinito, durante il quale, tuttavia, il problema relativo ad un guasto su un tratto di fogna che ricade nel giardino del vicino, non viene sanato. E così, il sindaco di Cropani, Antonio Grano e il responsabile del settore Vigilanza del Comune di Cropani, Domenico Basile, finiscono nelle maglie della giustizia.
Ieri, il rinvio a giudizio per i due amministratori disposto dal gup Antonio Giglio, su richiesta del pm Francesco De Tommasi. Il reato è quello di rifiuto di atti d’ufficio e omissione.
In sintesi, il sindaco e il responsabile del settore Vigilanza del Comune di Cropani avrebbero omesso di adottare un atto di ufficio e precisamente un’ordinanza urgente e dunque da eseguire coattivamente in caso di ottemperanza da parte del destinatario – o comunque non avrebbero adottato un qualsiasi atto amministrativo volto ad eliminare i gravi pericoli di natura igienico-sanitaria per l’incolumità dei cittadini.
Pericoli derivanti dal mancato allaccio alla rete fognante comunale del tubo di scarico, peraltro da riparare, di un’abitazione privata con la conseguente fuoriuscita di liquami fognari che si riversavano sulla strada e precisamente in via Bari. Dunque un’omissione da parte del sindaco che del problema ne era, secondo il capo di imputazione, pienamente a conoscenza. Stesse accuse per Domenico Basile, il quale, sempre secondo l’accusa,
avrebbe omesso di comunicare al primo cittadino o comunque all’ufficio comunale, la grave situazione igienico sanitaria della quale peraltro ne sarebbe stato a conoscenza avendo partecipato al sopralluogo unitamente ad un vigile urbano, nelle vicinanze dell’abitazione privata laddove la fogna fuoriusciva a cielo aperto.
E allora, pur essendone informato – del sopralluogo esiste un relativo verbale – Basile non avrebbe provveduto
a sanare il tutto, nonostante lo avrebbe dovuto fare senza ritardo per ragioni di igiene e sanità in virtù del proprio ruolo di titolare del Settore Vigilanza del Comune di Cropani. Diversa la posizione della difesa presentata
dall’avvocato Pietro Funaro, secondo la quale i provvedimenti sarebbero non solo stati regolarmente emessi ma on erano così urgenti in quanto vi era stata già una sentenza emessa dal Tribunale che ordinava alle parti in causa di riparare il guasto al tubo della fogna.
Un provvedimento che tuttavia, nonostante fosse intimato dal giudice, non venne mai eseguito a causa delle ante liti. In più di un caso infatti non venne permesso di intervenire a colui che avrebbe dovuto sanare la ituazione nonostante quest’ultimo fosse autorizzato da un provvedimento del giudice.
Sembra infatti che in una delle tante volte, a difesa del giardino venne posto un pittbull proprio con la volontà di non arrivare alla definizione della querelle. «Una vicenda – ha sottolineato l’avvocato Pietro Funaro difensore i ntrambi di indagati – che si commenta da sè che sarà certamente chiarita al più presto davanti al Tribunale».
Fonte: Il Quotidiano della Calabria
INFOGNATEVI TUTTI, VOI ED IL VOSTRO IMMORALE SINDACO.